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martedì 12 aprile 2016

Frittura di pesce

Costa Salentina - Torre Uluzzo
Torre Uluzzo - Salento

Oggi ho preparato una ricca frittura di pesce. So benissimo che tutti sanno come preparare degli squisiti pesciolini fritti e fare felici tutti in tavola. La mia è solo la premessa per portare a conoscenza di quanto una farina rispetto ad un'altra possa migliorare la resa di un piatto.
Da quando uso la farina di riso per impanare i miei fritti hanno un aspetto più asciutto e croccante e non lo perdono neppure dopo essere stati portati in tavola. Si, croccante è il termine corretto per definire questa frittura. È sempre stato il mio cruccio vedere il pesce che si ammorbidiva con il passare dei minuti, il sale lo mettevo giusto poco prima di mangiarlo, ma non bastava.
Una ricetta veloce senza grammature, amata da tutti.


Fritti, pesci, farina di riso, senza glutine
Frittura mista di pesci

mercoledì 28 ottobre 2015

Orata al sale

Parlare di sale inevitabilmente mi fa ricordare pacchi con la dicitura "saline di Margherita di Savoia". Per quale arcano motivo dovrebbe ricordarmelo? Semplicemente perchè spesso ho il piacere di passare attraverso queste enormi saline, le più grandi d'Italia, tra le più grandi d'Europa e le seconde al mondo.
Salina, sale
Cumuli di Sale nella salina di Margherita di Savoia
La salina di Margheriata di Savoia è antichissima. Già i romani consumavano il prodotto che il mare ed il sole fornivano senza che nessuno si impegnasse troppo per ottererlo.
Il sale, così importante, non poteva sicuramente essere abbandonato a se stesso e interessò molto i vari signori succedutisi nel tempo. Dopo l'Unità d'Italia la località prese il nome di Margherita di Savoia in onore della regina Margherita consorte del re Umberto I di Savoia, immortalandola come una vera ricchezza per lo Stato.

Fenicotteri, saline
Fenicotteri nelle saline
La cosa che mi affascina sempre e che mi fa dire "fermiamoci un po'" è la presenza della grande varietà di volatili che, incuranti delle macchine che sfrecciano sulla statale, pascolano nelle vasche, perfettamente a loro agio, indifferenti nei confronti dei curiosi, che si fermano per fotografarli ed ammirarli. Come se non bastasse incontrare uccelli come il cavaliere d'Italia, le spatole, gli aironi bianchi, oche e fenicotteri, si rimane abbagliati da alcune  vasche  che assumono una colorazione rossa, tanto da far pensare che siano sporche. Al contrario, questa colorazione è data dalla presenza dell'alga dunaliella salina, cibo preferito dal crostaceo artemia salina, a sua volta molto appezzato dai fenicotteri rosa. La colorazione di questi volatili è dovuta prorio da questo alimento che in queste vasche trovano in grande quantità.
Dopo tutto questo, ritorniamo al pacco di sale.
Cucinare il pesce al sale: la prima volta per me è stata traumatizzante; un blocco duro e poco maneggevole. Per recuperare i pesci ho martellato e ho sporcato di sale gran parte della cucina. Da allora ho detto "non fa per me". Poi il tempo passa e ti spiace dover rinunciare a un buon piatto solo perchè la preparazione risulta troppo fastidiosa. Cosa mi sono inventata per ovviare all'inconveniente. Un rotolo di alluminio ed il problema è risolto.

Orata al sale servita con patate arrosto e fagiolini al burro

giovedì 22 gennaio 2015

Baccalà con patate e polenta

Il pesce, come ci ripetono ormai fino allo sfinimento, dovrebbe far parte delle nostre abitudini alimentari. D'estate è facile decidersi per una ricettina veloce, una frittura mista, o semplicemente un pesce al forno o alla griglia; in inverno nasce, almeno per quanto mi riguarda, la necessità di ricette che sappiano di caldo, di avvolgente che rianimino le giornate fredde e cariche di umidità e il pesce non mi ispira molto. Però se penso al baccalà, questo grosso merluzzo artico conservato sotto sale, concilio la necessità di pesce con un gusto avvolgente. Il fastidio di dissalarlo esiste, ma se siamo fortunati, presso il nostro pescivendolo di fiducia potremo sempre comperarlo già pronto per esser messo in pentola. Ricordo, quando ero una bambina,  andavo al mercato con mia madre, lei spesso si fermava a comperare il baccalà già dissalato,  io in attesa, incuriosita guardavo le 4 vasche di ceramica presenti nella bottega del pescivendolo, ognuna aveva dei pezzi di baccalà a bagno e su di esse dei rubinetti facevano cadere un filo sottile di acqua; in ogni vasca c'era pesce a diverso grado di salatura e se lo volevi cucinare in giornata toccava pescare dalla quarta vasca.
Ho iniziato anni fa a dissalarmi da sola il baccalà; il pescivendolo in zona per un lungo periodo non ha fornito il prodotto desalinizzato, quindi gioco forza ho imparato e non è stato poi così complicato: taglio a pezzi il pesce, lo sciacquo con acqua corrente fredda per togliere il sale in eccesso, lo metto in una zuppiera e riempio di acqua sempre fredda, copro con un coperchio  e lo metto all'aperto (io sul balcone) in modo che non rilasci in casa il suo odore. Cambio l'acqua 2-3 volte al giorno per 2 giorni. Il terzo giorno sicuramente il sale sarà stato eliminato e il pesce sarà pronto per essere cucinato. Unica precauzione che adotto sempre è di cucinare senza salare il pesce, solo quasi a 2/3 della cottura assaggio e se occorre salo o correggo il sale che occorre; è capitato che il sale non fosse assolutamente necessario, il pesce aveva trattenuto ancora sale.

Il baccalà, da bambina non lo amavo assolutamente, poi con il trascorrere degli anni ha acquistato un gusto particolare, tale da addirittura desiderare di cucinarlo e portarlo in tavola.
In onore ai bei tempi passati, in cui non amavo questo pesce, propongo la ricetta originale di mia madre, accompagnato da una gialla e fumante polenta lombarda.


Baccalà e polenta
Piatto di baccalà e polenta 

martedì 4 febbraio 2014

Pasta secca - Seconda parte: cottura e dosi - Fusilli al tonno - Penne al burro e rosmarino


Pasta al burro e parmigiano al rosmarino

 Arriviamo finalmente alla cottura: come procedere? Chi lo fa da una vita opera quasi automaticamente:  prende una pentola capiente, la riempie di acqua e la pone sul fuoco vivace fino a ebollizione. A questo punto aggiunge il sale: lo fa senza prestare eccessiva attenzione alle quantità, perché ormai salare l'acqua della pasta è divenuta un'operazione automatica; l'unico momento in cui il veterano della pasta valuta con più attenzione le quantità è quando il numero dei commensali a tavola cambia; allora si chiede: "Quanta acqua devo mettere?", "Basterà per tutta la pasta che devo lessare?", "Quanta pasta devo mettere a cuocere?", "Il sale? Sarà troppo o troppo poco?". Per risolvere senza errori questi piccoli problemi basta fare due semplici calcoli.

Il rapporto tra acqua e pasta è: 100 gr di pasta/1litro di acqua.

Il sale va aggiunto sempre quando l’acqua è a bollore e per ogni litro di acqua occorrono 10 gr di sale. Come sempre però, ogni regola ha la sua eccezione: se il condimento è già molto saporito, è necessario diminuire la quantità di sale nella pasta, per evitare che il piatto risulti troppo salato.

lunedì 20 gennaio 2014

Orecchiette e cime di rapa.

Raperonzolo disegno di FRA XD


Nella mia immaginazione di bambina le rape, le cime di rapa e ogni altro prodotto di questa specie erano la stessa cosa.
Mia madre, per coccolarci o solo per farci trascorrere più serenamente alcune ore, amava raccontarci le favole. Quando ci raccontava la favola di Raperonzolo dei fratelli Grimm, io mi rabbuiavo, perché non capivo come si potesse amare così tanto una rapa da accettare, per averla, di poter effettuare  uno scambio così importante: rape a volontà a condizione di cedere il proprio primogenito. Potenza delle fiabe.



Cima di rapa da riplulire
Sono trascorsi gli anni e ho imparato a conoscere le varie differenze tra:
- rape: il classico tubero;  
- raperonzolo: pianta erbacea spontanea, il cui nome deriva dal latino e
  significa piccola campana, proprio perché il suo fiore blu o lilla ha la forma di   una campanella;
- cime di rapa: pianta annuale di cui si consumano le infiorescenze e le foglie più tenere.

Detto questo torniamo alle cime di rapa.
Purtroppo è ormai inevitabile: quando inizia la stagione delle rape mi torna in mente la filastrocca che mi canticchiava mia madre, ed io mentre le preparo canticchio a mia volta:
-"Raperonzolo, Raperonzolo, butta giù il tuo codonzolo";  la strega veloce afferrava la lunga treccia, vi si issava,  arrivava alla finestrella ed entrava da Raperonzolo.
- Un bel strano modo il mio di approcciarsi a preparare una ricetta. -  
Le cime di rapa sono entrate nella mia vita quando ero già adulta, questo è sempre stato un cibo non usuale nella mia famiglia di origine; noi, lombardi da generazioni, non eravamo avvezzi al loro consumo: troppo lontani i gusti e le abitudini. È stato il mio inserimento nella cultura pugliese che mi ha avviata al consumo di questa pianta.
Perché ne avevo sentito parlare così poco fino a quel momento? Presto detto; la Puglia è una delle poche regioni, con il Lazio e la Campania, che ne producono abbondantemente; perlomeno fino a quando la grande distribuzione non ne ha permesso la conoscenza e diffusione. 
Anche il gusto non è tra i più semplici:  piace o non piace; è un sapore piccantino e allo stesso tempo amarognolo che le definisce immediatamente.
A proposito del loro sapore, c'è un consiglio contadino che invita a consumare le cime di rapa dopo la prima gelata, perché solo allora diventano più dolci e più tenere. È bene tenere sempre conto dei detti popolari, hanno sempre una loro valenza.


sabato 17 agosto 2013

Piccolo trucco per squamare i pesci senza sporcare troppo



Squamare i pesci


Non c’è nulla di più fastidioso che togliere le squame dai pesci, in particolare da quelli grossi.

Non sarebbe tanto antipatico se queste appena staccate dal pesce stessero tranquille nel posto che le hai destinato: no!! Saltano ovunque, le trovi sui vestiti, su tutte le le piastrelle intorno al lavandino, appiccicate tenacemente all'acciaio del lavello, insomma tanto lavoro in più.

Sbirciando un po’ qui, un po’ li trovo questo vecchio consiglio:

inserisci il pesce in un sacchetto di plastica e procedi a squamare il pesce mantenendolo sempre nel sacchetto. Le squame si fermeranno nel sacchetto e la zona circostante sarà salva.”

Ho provato ed effettivamente il sistema per quanto semplice funziona. Anche lo scolo del lavandino rimane pulito.

Lavorare con del pesce è ora un più veloce e pulito.





Non tolgo le squame con la cottura alla griglia e la cottura con il sale. In tutte le altre preferisco toglierle; è terribile trovare squame nel piatto.




Alla prossima

Ciao

giovedì 1 agosto 2013

Alici impanate e fritte

Ci sono immagini che ti fanno spalancare gli occhi, aprire il cuore per l’emozione. L’emozione in breve si trasforma in piacere ed euforia. Questo è quello che ho provato quando ho visto attraccata al molo del Castello Aragonese di Taranto la Nave Scuola Palinuro.


Questo è quello che inaspettatamente ho visto; lo spettacolo al tramonto era incantevole

Sarà che sono sempre stata immersa in tutto ciò che è la Marina Militare, il mio papà mi ha tramandato un amore quasi “filiale” per l’arma, anche solo una divisa mi fa affiorare piacevoli ricordi appartenuti alla mia fanciullezza; sarà che è una bella nave; sarà che mi faccio influenzare dal momento e me lo godo tutto, ma non posso fare a meno di inserire in queste pagine la Nave Scuola Palinuro e un po’ della sua storia. Durante il periodo in cui si è fermata a Taranto hanno dato la possibilità di visitarla, quindi io domenica mattina ne ho approfittato per fare un giro a bordo!


Nave Scuola Palinuro e Castello Aragonese a Taranto


La Nave Palinuro, come da descrizione della nave, posta sul ponte, è una “Nave Goletta”, cioè una nave con tre alberi verticali: trinchetto, maestra e mezzana, più un albero di bompresso sporgente a prora. Sulll’albero di maestra ci sono vele  “quadre” gli altri hanno vele di “taglio” , in tutto ci sono 15 vele.
Lo scafo come gli alberi, anche se danno l’impressione d’essere di legno sono invece in acciaio chiodato. Sotto il ponte di coperta si trovano gli alloggi dell’equipaggio, la cambusa, il locale macchina, l’infermeria. Sopra il ponte di coperta ci sono la plancia di comando, gli alloggi ufficiali e sottufficiali il locale radio e finalmente la cucina (sono incredibili le cucine delle navi, attrezzatissime ma con un odore tipico: non ti sbagli sei su una nave)

domenica 21 luglio 2013

Orata al forno con patate

È risaputo che un sapore, un odore non lo dimentichi più; ciò significa non dimenticare un avvenimento ad essi associato; ed ad essere sincera devo assolutamente concordare con questa tesi. Per me cucinare questo piatto di  pesce è rivivere una giornata fantastica con due nostri amici. Ci hanno invitati a pranzo ed ad accoglierci c’era tutta la loro allegra ed accogliente famiglia, come dimenticare le allegre ore trascorse insieme.

A favore di questo piatto va anche la praticità di consumazione dello stesso. Che dire ci sono anche i pigroni che preferiscono non mangiare il pesce se lo devono anche spinare, qui non si corre il rischio, il lavoro lo fa tutto la cuoca che prepara o il “favoloso” pescivendolo che si propone di pulire e sfilettare il pesce, e tu per non fare un torto a così gentile richiesta ti presti a privarti dell’ingrato compito di pulire e sfilettare il pesce.

Se si parla di pesce non si può far a meno di immaginare un azzurro e invitante mare. Questa volta voglio proporvi  il mio mare, “mio” perché da anni ormai è la meta di ogni estate, dove poter affogare la calura e godere di ore rilassanti accarezzati dai raggi del sole e lambiti dalle onde, piccole piccole.

Spiaggia Marina di Ginosa






Orata al forno con patate


3 grosse orate ( +/-  400 gr. una)
6 patate medie crude
Olio di oliva extravergine
Prezzemolo
Capperi,
aglio, sale
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