domenica 25 dicembre 2016

Buon Natale




Auguro a tutti un sereno e felice Natale circondati da tanto affetto e amore.





domenica 27 novembre 2016

Liebster Blog Award

È stato davvero un piacere ricevere la nomination  per il Liebster Blog Award  da infoodveritasblog  che ringrazio con vero piacere.
Il mio blog è davvero piccolino e a volte penso di scrivere più per il mio piacere che per l'interesse degli altri; fino a quando mi divertirò sarò lieta di tenerlo in vita.
Non so cosa preferisco di più tra il viaggiare e lo sperimentare in cucina; questi sono i due miei amori che alterno e faccio interagire all'interno del blog, a volte con qualche piccola divagazione sul tema, come piccole scivolate di percorso.
Ma cerchiamo di non divagare troppo e torniamo a questa iniziativa che si propone di dare una maggiore visibilità ai piccoli blog che cercano di farsi conoscere.

Come tutte le iniziative prevede alcune semplici regole:

1.    Ringraziare chi vi ha nominato citando il suo nome e il suo blog e seguirlo sui social;
2.    Inserire nel post il logo del Liebster Award;
3.    Rispondere alle 11 domande scelte per voi;
4.    Nominare altri 11 blogger che abbiano meno di 200 followers (su FB, G+ o altro..)
5.    Ideare 11 domande alle quali dovranno rispondere i blogger scelti




domenica 9 ottobre 2016

Risotto alla birra con wurstel e porri



Un piacevole ricordo di una vacanza spensierata a Merano, il risotto con la birra e wurstel. Ingredienti tipici del luogo, dove birra e wurstel sono di casa. Allora non avevo necessità di controllare la quantità di ppm negli alimenti.   
Grazie alla birra senza glutine della Peroni prodotta in Puglia mi posso godere il ricordo di quei giorni  con il giusto sapore nel piatto e in più gioco in casa.
Ho spesso avuto la fortuna di incontrare persone gentili e squisite che mi hanno rese partecipe delle loro ricette, e è quello che è successo con questo risotto. Mentre aspettavo il mio turno in un fornitissimo panificio, indecisa su cosa comperare tanta era la scelta dei pani che nono conoscevo, sento una signora che con un marcato accento tedesco invitava una sua amica a preparare questo risotto. Evidentemente la mia espressione dichiarava esplicitamente la mia curiosità in merito alla ricetta e lei gentilmente me l'ha spiegata. Torno a casa combattuta tra l'incredulità e lo stupore di tanta gentilezza, e perciò decisa a provare questo nuovo risotto. Detto fatto. È piaciuto! Spero piaccia anche a voi. Considero questo risotto come un piatto unico, quindi abbondo con la quantità di riso.

Riso, wurstel,  risotto
Risotto alla birra con wurstel e porri

domenica 2 ottobre 2016

Buona festa dei nonni








Tanti cari auguri a tutti i nonni che con la loro presenza ci danno tanta gioia e serenità. 




Un grazie per tutto l'amore che ogni giorno ci regalate senza chiedere nulla in cambio.

mercoledì 28 settembre 2016

Arrosto morto


È davvero divertente giocare con i qui-pro-quo che le parole e i modi di dire possono creare.
Proprio oggi mi sono divertita davvero tanto. Ho proposto per pranzo un "arrosto morto". La faccia dei miei familiari ha assunto una strana espressione, tipica di chi sta pensando, visualizzando nella mente qualcosa che al ragionamento razionale pare impossibile in quella situazione. Per rimediare e chiarire ho aggiunto"in pentola", la situazione non è migliorata, anzi. Alla fine sento" bella morte, anzi buona". Visto come si andava avanti decido di spiegare e rendermi importante. "Dicesi arrosto morto, quell'arrosto cotto in casseruola al posto di cuocere in forno. L'arrosto assume un colore brunito tanto da ricordare", e aggiungo "vagamente, un colore a lutto ma, tutto finisce li... morto = cotto in pentola".
Risata generale. Arrosto morto accettato. Arrosto preparato e gustato con contorno  di patate arrosto, e per non discriminare nessuno, anche per loro una buona morte in pentola e non al forno.

Arrosto, maiale
Arrosto morto con contorno di patate e finocchi gratinati

mercoledì 21 settembre 2016

La Schwarzwälder Kirschtorte, la torta alle ciliegie della Foresta nera.

Ho letteralmente idealizzato questa zona della Germania. Me la immagino immersa nel verde dove gli alberi sono così fitti da non permettere al sole di arrivare fino al suolo, tanto da darle il nome di foresta nera. 
Nonostante abbia molto girato, questa zona, pur avendo tanto desiderato non sono mai riuscita a vederla e me la godo attraverso immagini, lungometraggi e i racconti di amici che hanno trascorso periodi di vacanza in paesini che costeggiano questa immensa foresta.
Non poteva quindi mancare nella mia cucina la torta della Foresta Nera. Non ho mai mangiato l'originale, quindi non so se quella che preparo io rispecchi quella prodotta in terra d'origine. Confido che possa piacere tanto quanto è piaciuta a noi tutti.
La mia versione è senza glutine ma  è facilissimo riproprla anche con glutine sostituendo al mix di farine  200 gr. di farina per dolci 00.
Mi sono fidata della maestria dello chef pasticcere Luca Montersino per riprodurla.
Come però spesso accade, ho dovuto apportare delle modifiche; partendo dalla farina alla crema pasticcera, al liquore, alla forma e... basta vado a prepare!

Pan di spagna al cacao
Schwarzwälder Kirschtorte, la torta alle ciliegie della Foresta nera

martedì 6 settembre 2016

Budino bicolore facile facile

La mia infanzia è trascorsa tra rubacchiamenti reciproci dai piatti del papà e della sorella dei budini. Impensabile allora che ci si prendesse la briga di prepararlo partendo dalle materie prime; quello era il periodo del boom del già pronto o del quasi pronto. Il budino era il prodotto che a casa andava per la maggiore, veloce, fresco e soprattutto buono.
Io e mia sorella eravamo le incaricate per la sua preparazione .
Una sola volta ci provai a preparalo dalle uova ecc... , e già da allora dovevo capirlo che avevo il pallino per le cose complicate; eravamo in tre io, mia sorella e un'amica. Dopo aver pasticciato a lungo avevamo il nostro budino nello stampo a raffreddare. Come sarà venuto? La domanda che non ci si dovrebbe mai porre, pena un costante punto interrogativo fisso sulla testa fino a quando assaggi, e poi assaggia l'una e poi assaggia anche l'altra, ma è buono, e si riassaggia... il budino non è mai giunto a raffreddarsi completamente, finito prima. Da allora solo budino in busta!
Un giro al supermercato e mi ritrovo davanti agli scaffali dei budini, la scritta senza glutine, come da un po' di tempo a questa parte, attira magneticamente ed insistentemente la mia attenzione. È senza glutine!? Sì, cercavo un presteso, uno solo e anche piccolino per calare la mano sulle scatole ed è arrivato immediatamente. Lo vuoi comperare? Due scatole sono già nel carrello. Cioccolato e crème caramel. Era quasi una conquista, io e le scatole di budino come tanti anni fa.
Si prepara il budino!
Un piccolo tocco personale concedetemelo, in fondo non c'è da fare un granchè. Unica accortezza ricordarsi di far raffreddare un poco il primo budino prima di aggiungere il secondo ed è fatto.


Budino bicolore


giovedì 1 settembre 2016

Un pomeriggio al MarTa e Linguine con sugo di cozze





Scorcio del Mar Piccolo a Taranto con vista dei pali per le cozze
Non so se a voi è mai capitato di sentirvi riportare indietro negli anni e rivivere una sensazione di vera felicità solo per aver ripercorso luoghi, rivisto immagini ed oggetti che la tua memoria ti confermano familiari. 



Appena entrate ci accoglie la testa bronzea di Eracle

Questo mi è accaduto questa estate visitando il museo di Taranto, più conosciuto con l'acronimo "MarTa".
Per me il museo di Taranto è il compagno di una vita. Ci siamo presentati quando avevo solo 10 anni. Con le mie compagne di classe, vestite con il nostro bel grembiulino bianco ed il fiocco rosa, accompagnate dalla maestra, facevamo il nostro ingresso in un modo sconosciuto ma ricco di promesse. La maestra ci aveva spiegato molto e man mano che proseguivamo nella visita, si dilungava in spiegazioni che spesso non capivo bene, ma una cosa era certa, mi piaceva quel luogo. 



Vasi porta unguenti e oggetti votivi

Taranto è una fonte inesauribile di ritrovamenti e proprio in quel periodo ovunque si scavasse affioravano reperti e tombe.
Ritornai spesso a curiosare tra i corridoi del museo in cui trovavo i reperti che erano stati riportati alla luce dalla tomba nella via... o nella piazza... luoghi a me fin troppo noti, luoghi della mia quotidianità.
Gli anni sono trascorsi ed io mi sono allontanata da Taranto e anche il museo l'ho perso un pò di vista, ma ogni volta che lo sentivo nominare era una gioia, come un qualcosa di mio che il mondo poteva ammirare. A pensarci sembra sciocco, ma è bello condividere con tanti una gioia simile.


Tomba dell'atleta di Taranto - L'interno della tomba si può vedere attraverso lo specchio posto sul soffitto

Cosa mi colpì allora, quando ancora bimba mi affacciai al mondo della archeologia e della Magna Grecia? La risposta è immediata: la tomba dell'atleta; ho per anni fantasticato su questo personaggio, l'ho immaginato mentre partecipava a gare, quando si tergeva il sudore con gli strigili, provando io un senso di disgusto e quasi dolore al pensiero di quell'oggetto di metallo sulla pelle e di ammirazione per essere giunto dopo tanti anni a noi. 


ori belli e...




Per non parlare dei famosissimi ori di Taranto: anelli, collane, bracciali, corone, orecchini e monili che anche oggi farebbero la gioia di molte donne.

...sempre attuali

Vanto e presti-
gio degli orafi del tempo che abilmente lavoravano l'oro, pietre e i metalli preziosi sino a renderli delle opere d'arte, oggetti di lusso atti ad adornare le nobildonne del tempo. Un'abilità che ha dato notorietà agli artigiani tarantini. D'altronde come potrei non apprezzare e non rimanerne incantata visto che mi sono così appassionata alla lavorazione dei monili. Che siano stati gli ori di Taranto a trasmettermi questo amore? Ma! Chissà?




Io Zeus e Ilaria Barulli


In compagnia di Ilaria Barulli di Going for a walk? ho rivisto il museo nella nuova veste. Appena arrivate ci ha accolte il bronzeo Eracle, ma è stato con Zeus, ritrovato ad Ugento, che, con confidenza forse esagerata, vista l'importanza divina,  abbiamo scattato un selfie; qui modernità e antichità convivono armoniosamente. 
Proseguendo per i corridoi, mi sono persa ad ammirare coppe, statue, vasi dai più piccoli a quelli enormi, bamboline e oggetti votivi, monete, fino ad arrivare ad una bacheca con fibule e spilloni a spirale.


Io che ammiro le opere dei mastri orafi del passato e cerco qualche originale spunto


Mi sono fermata ad considerare che i gusti non sono poi troppo cambiati, ho anche io uno spillone simile e dei pendenti con spirali e pietre; quasi comico vero? 




E alla fine ecco gli ori che ricordavo. 




Delicato ed incantevole diadema in oro
Una stupenda parure
Belli nella loro raffinata eleganza. 
















Ma per una appassionata di cucina cosa mi poteva entusiasmare... 



Uno splendido schiaccianoci bronzeo


due mani che si stringono tra loro, un bronzeo schiaccianoci che ha contribuito a deliziare il palato in sontuosi pranzi.

Abbiamo trascorso un pomeriggio vagando tra corridoi, ammirando e galvanizzandoci ad ogni teca. Pensavamo di aver visto ormai tutto, quando nell'ultima sala la sorpresa più gradita, la tomba dell'atleta dopo tanti anni è tornata nel museo ove tutti la possono nuovamente ammirare. Per preservarla è stato necessario porre dei limiti che i visitatori non possono superare, pena l'azionamento di un campanello che tradisce l'avvicinamento, uno specchio posto sopra la tomba permette di vedere lo scheletro che vi è all'interno. È stato come ritrovare un vecchio amico, ero davvero felice. Ho cominciato a chiacchierare con il custode e lui mi ha detto che non ero l'unica ad aver avuto questa reazione, evidentemente è mancato a molti e molti sono stati felici del suo ritorno. 
Siamo uscite dal museo che eravamo elettrizzate. Non sarò una studiosa ma questa visita mi è nuovamente piaciuta e la consiglierei a tutti e, se anche ad un solo bambino piacesse come è piaciuto a me, ne sarei davvero felice.

Con questo pensiero positivo termino la mia non scientifica visita al MarTa per portarvi però ancora tra le bellezze e le leccornie di Taranto, le mitiche cozze tarantine, piccole ma saporitissime, culto e vanto dei mitilicoltori.

Perchè sono così rinomate ed apprezzate? Come spesso accade, il luogo dove vengono prodotte da una caratteristica particolare al prodotto finito. 


Citro:vortice che si crea sulla superficie del mare in presenza di una sorgente d'acqua dolce sottomarina
Mar Piccolo a Taranto - Autore Maximix - creative commons


Un mare chiuso, con molte polle d'acqua dolce, i citri, che riducendo la salinità ed abbassando la temperatura dell'acqua rendono il mare particolarmente favorevole per la crescita delle cozze.




Linguine al sugo di cozze.(4p.)

300 gr. linguine*
1 Kg. cozze
500 gr. pelati
2 spicchi di aglio
peperoncino
4 cucchiai di olio di oliva
prezzemolo tritato

Gli ingredienti con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o riportare la scritta "senza glutine"

Questa ricetta l'ho imparata da una amica/compagna di scuola tarantina che sapeva aprire le cozze con una maestria unica. Io invece non sono così brava quindi preferisco farmi aiutare da un pentola e dal fuoco per aprirle velocemente. Lo so, è un'eresia e la mia amica non mi ha sempre condivisa. Poi seguendo il forum di Coquinaria ho imparato un trucchetto per mantenere il profumo del mare, e che qui condividerò con voi.
Prepariamo il sughetto di cozze.
Pulisco bene le cozze sotto l'acqua e con un raschietto tolgo tutte le impurità sul guscio. Scelgo una quindicina di cozze, le più belle e grosse e le tengo da parte.
In un capace pentola metto l'olio e l'aglio, lo faccio rosolare e vi aggiungo le rimanenti cozze, copro con un coperchio e a fuoco moderato le lascio aprire. Estraggo i mollusci dalle valve aperte, non uso le cozze che non si sono aperte spontaneamete.
In una pentola metto l'olio rimasto, l'aglio lo faccio imbiondire  e aggiungo le cozze tenute da parte, faccio evaporare parte dell'acqua che rilasciano i molluschi. A questo punto aggiungo i pelati spappolati con una forchetta o passati al passaverdure. Porto a cottura per qualche minuto ed aggiungo il peperoncino. Non salo perchè l'acqua dei mitili è già salata; eventualmente dovesse occorrere altro sale lo si può sempre aggiungere alla fine. Continuo la cottura per circa 15 min.,fino a che il sugo non raggiunge la consistenza desiderata. Circa 5 min. prima della cottura del sugo aggiungo le cozze private dei gusci, continuo la cottura. Aggiungo il prezzemolo solo pochi minuti prima di condire la pasta per mantenere il profumo di fresco del prezzemolo.
Lesso le linguine in abbondante acqua salata. A cottura scolo bene la pasta. La sistemo nella pentola di cottura, aggiungo una parte di sugo evitando di unire le cozze con le valve e le faccio assorbire il sugo. Impiatto e condisco con il rimante sugo e decoro con le cozze con il guscio.
Se passate da Taranto non dimenticate di gorevi un delizioso piatto di cozze.

Un arrivederci dal Mar Piccolo di Taranto e dalle sue deliziose cozze

Alla prossima

Ciao

sabato 20 agosto 2016

Summer contest - Curon e il lago di Resia





Il campanile di Curon e la chiesa sommersa hanno da sempre catturato la mia fantasia. Sapere che per creare questo lago artificiale, il lago di Resia, per la produzione di energia idroelettrica, hanno spostato un piccolo paese più a monte ha già di per se un fascino notevole. Il vedere emergere dal lago il campanile da sfogo alle più ardite fantasie, se poi si pensa alla leggenda che aleggia sul campanile non si può fare a meno di porsi in ascolto. La leggenda narra che in alcune giornate d'inverno si sentano  suonare le campane del campanile; le campane che dovrebbero rintoccare furono rimosse dalla loro sede prima di creare il lago che avrebbe sommerso la chiesa.




con questo post partecipo al SUMMER CONTEST
di http://thatisammore.blogspot.it/


Alla prossima

Ciao

lunedì 15 agosto 2016

Buon ferragosto 2016



Buon ferragosto a voi tutti 




che lo trascorriate in montagna,




al mare o in città.


Alla prossima

Ciao

giovedì 28 luglio 2016

Uova sode: la cosiddetta ricetta non ricetta.





Le uova sode sono un alimento semplice per un pasto veloce e nutriente, da aggiungere allo zaino quando si va in gita... e  molto spesso usate in cucina per preparazioni più elaborate.
Quando si vuole far intendere che in cucina non si è capaci di fare quasi nulla si dice "non sei capace nemmeno di fare un uovo sodo". Questo da ad intendere la facilità della preparazione; ma sapiamo tutti come fare? Ci sono teorie su teorie, ma non voglio impelagarmi ne tediare con cotture astruse che possono essere effettuate solo da chi vuole fare esperimenti.
Cuociamo il nostro uovo, evitando che si rompa e faccia uscire il tutto nell'acqua di cottura.
A cottura ultimata vediamo di sbucciarlo senza ridurlo a un ammasso informe che ricorda vagamente l'uovo che sarebbe stato.
Procediamo.
Si raccomanda sempre di usare uova non fredde di frigo, ma, se come spesso accade,  ce ne ricordiamo all'ultimo minuto? Niete paura possiamo fare ancora le nostre uova sode.

Preparo 4 uova sode.
In un pentolino, che le contenga comodamente,  metto acqua fredda in modo che ricopra appena le uova, aggiungo le uova, ed ora posso anche valutare se l'acqua è troppa o poca. Preferisco aggiungerle con l'acqua già presente così che non sbattano tra di loro quando aggiungo l'acqua.
Prima di mettere il pentolino sul fuoco aggiungo un cucchiaino colmo di sale. Il sale serve a bloccare eventuali  piccole rotture del guscio e permette all'albume di coagularsi velocemente, senza così fuoriuscite immangiabili. Se si teme che l'irreparabile succeda ugualmente e che il guscio si rompa, aggiungere un paio di cucchiai di aceto, questo permetterà alle proteine dell'albume di coagularsi ancora più in fretta.
A questo punto dovremmo essere a posto.
Da quando inizia a bollire calcolo 10 min. a fiamma dolce; evito di far sbattere le uova contro le pareti o tra di loro, sempre per evitare le rotture.
Cotte, con un cucchiaio o un ramaiolo tolgo le uova dall'acqua bollente e le passo in acqua fredda per fermare la cottura.
Ora arriva la parte divertente che ho scoperto da poco grazie al forum di Coquinaria.
Come sbucciare le uova senza romperle.



In un bicchiere o un barattolo di vetro metto 2 dita d'acqua fredda, aggiungo l'uovo sodo. 





Tappo con una mano e sbatto per pochi secondi;  mi raccomando non troppo forte altrimenti distruggiamo l'uovo! 





Il guscio si sarà rotto, si sbuccerà molto facilmente.









Ci sono cose che fanno divertire ed è piacevole condividerle.








Alla prossima

Ciao

venerdì 22 luglio 2016

Fave e foglie ovvero purè di fave e verdure di campagna

Il tempo, nei giorni scorsi, non è stato tra i migliori e noi ne abbiamo approfittato. Il mare era decisamente da scartare, troppo vento e temperatura, per me, decisamente troppo fredda. Alternativa, c'è sempre un'alternativa, e stavolta è stata molto piacevole e ispiratrice. Una scampagnata tra i campi che circondano la mia città. 

Pianta di sivone

L'acqua caduta, poca, ma sufficiente per far crescere qualche deliziosa pianta di cicoria selvatica e di sivoni, non tanti, ma abbastanza per poter preparare "Fave e foglie"

Fave e foglie in piatti di ceramica di Grottaglie

È un piatto che ricorda periodi in cui ci si doveva accontentare di ciò che la natura offriva; un tempo in cui la carne era un lusso per i più; in cui i legumi erano il piatto forte che permetteva di non ammalarsi, un cibo sostanzioso e che sazia molto.
Una  pietanza, oggi, che è presentata nei ristoranti come una chicca; vanto dei cuochi che con orgoglio la propongono in menù di prestigio.

Ho imparato a cucinare questo piatto grazie alla mamma di mio marito, massafrese doc, ancora ligia alle tradizioni tramandatale dalla sua mamma e dalla suocera. Una maestra di tutto rispetto. 
Come ben sapete io lombarda trapiantata in Puglia ho cercato di far convivere gli usi di entrambe le regioni; non poteva mancare nel mio bagaglio questa illustre ricetta e con soddisfazione posso dire di essere riuscita a proseguire nella tradizione di famiglia.
Tornando alla preparazione, oggi il modo di cucinarlo è un po' cambiato. Ormai in pochi possono permettersi un focolaio su cui mettere a cuocere per alcune ore una 'pignata' che pippa dolcemente accarezzata dal fuoco indiretto, al cui interno le fave, con alcune patate, in acqua e sale, cuociono dolcemente fino a rendersi talmente tenere da poter essere spappolate con un cucchiaio di legno e tanto olio di gomito da parte della massaia, il cui vanto era 'non trovare nemmeno un granello di fava'. 
Oggi tra il tempo che non è mai abbastanza, le cucine ultra moderne e attrezzatissime, le pentole che cuociono da sole, il purè di fave lo si prepara anche con la pentola a pressione o per le più irriducibili con una normale pentola facendo però molta attenzione che non attacchino al fondo; garantisco il sentore di bruciato si sente davvero tanto. Anche all'olio di gomito si può ovviare con un buon mixer ad immersione... a volte è davvero bella e comoda la tecnologia.

Per chi non avesse la possibilità di reperire le verdure selvatiche ci si può accontentare di bietoline a gambo sottile (le erbette) e cicorie non cimate in proporzione di 1a2 per diminuire il sapore amaro della cicoria ma, se si ama il gusto amarognolo si può usare solo cicoria. Eviterei di usare solo la bietola perchè non si crea contrasto tra fave dolciastre e bietoline anche loro dolciastre; ma non è vietato.

Il pepe, nel purè di fave non viene messo, è un di più, anzi, quando qualcuno esagera,  c'è il detto "mette il pepe anche nelle fave bianche".

Fave fresche con baccello
Fave secche con ancora la pelle sul seme










Le fave bianche non sono una particolare specie di 
Fave spezzate
fave, ma le comuni fave, private del  baccello  e messe a seccare intere, su stuoie, al sole; ormai secche sbucciate e divise in due. Un lavoro lungo che le donne nei tempi passati facevano nel tardo pomeriggio estivo, quando il caldo incominciava a diminuire; lavoravano e chiacchieravano tra loro; in compagnia passavano il tempo e preparavano le fave per l'inverno.


venerdì 15 luglio 2016

Crespelle al grano saraceno alle erbette



Pianta di grano saraceno
Disegno di Arianna Gusmeroli

                                                           
                                                           
A volte ho la smania di provare nuovi sapori, nuove preparazioni, insomma qualcosa che messo in tavola risponda come un catalizzatore per vivere un paio d'ore in serenità intorno a tavolo imbandito. Non è necessario che sia un giorno di festa, occorre solo che ci si senta in festa e tutto viene naturalmente.
Sfogliando un, decisamente grande, libro di cucina di quelli che si usavano tanti anni fa, ho trovato una ricetta di crespelle di cui mi sono subito innamorata.
Se poi aggiungiamo la spinta francesce per le crepes con la farina di grano saraceno, di cui avevo letto e desideravo provare, ecco che nascono queste crespelle alle erbette.
Avete notato che deliziosa forma
triangolare hanno i chicchi di grano
saraceno.
Prova riuscitissima, facili da preparare e approvate da tutta la famiglia.
Natualmente io le ho preparate senza glutine, ma sostituendo la farina di riso e tapioca con farina di frumento OO abbiamo le classiche crespelle al grano saraceno. ☺







Crespelle al grano saraceno alle erbette
Con queste dosi ne ho ottenute 24

Crespelle:  2 uova grandi
                 100 gr. farina (90 gr. farina di riso finissima+10 gr. farina di Tapioca)*
                 40 gr. farina di grano saraceno bianco *
                 350 gr. latte
                 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
                 noce moscata
                 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
                 pepe, sale
                 burro per cuocere le crespelle

Ripieno:    700 gr di erbette pulite o spinaci puliti( Erbette: tipo di bietola ma con gambo e foglia sottile dal sapore più delicato, usate qui in Puglia in abbinata con le cicorie come  supporto al purè di fave "fave e foglie") 
                 150 gr ricotta
                 3 cucchiai di provolone o in mancanza parmigiano
                 1 uovo
                 20 gr burro
                 cannella in polvere
                 noce moscata
                 sale,  pepe

800 gr circa di sugo di pomodoro
  

Gli ingredienti con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o riportare la scritta "senza glutine"


Preparo le crespelle.
In una ciotola, con la frusta, lavoro le uova, aggiungo le farine, diluisco con il latte mescolando in modo da non creare grumi. Metto l'impasto in frigorifero per 30 min. a riposare.

Preparo il ripieno.
Scotto in acqua salata le erbette o gli spinaci. Li scolo bene in modo da far perdere gran parte dell'acqua di cottura.
In una padella capiente metto il burro e le erbette e le faccio rosolare per 3-4 min. in modo che si asciugano ancora. Le trito.
In una ciotola verso le erbette e vi aggiungo la ricotta maneggiata, il provolone grattuggiato, l'uovo, la cannella in polvere, il sale, il pepe e una grattata di noce moscata. Amalgamo bene il tutto e pongo in frigorifero.
Riprendo il composto di uova per le crespelle e vi aggiungo il parmigiano, il prezzemolo tritato, la grattatina di noce moscata, il sale e il pepe. Mischio bene.

In una padella da 18 cm. metto un pezzettino di burro e lo distribuisco su tutta la superficie, quando è ben caldo ma senza far bruciare il burro aggiungo un mestolino di composto di uova e faccio una frittata sottile e tonda. Cotta da una parte la giro e continuo la cottura dalla seconda parte.

Procedo così con tutto il composto; sistemo le crespelle una sopra l'altra in un piatto.






Su ogni crespella sistemo una cucchiaiata di ripieno, le ripiego a saccottino e le sistemo in una teglia.
Preparo il sugo fresco di pomodoro.



Irroro con questo sughetto la teglia e vi sistemo i fagottini, ricopro con il restante sugo e cospargo di parmigiano.




Inforno per 30 min. a 180°, o fino a che sono ben gratinati.

Alla prossima

Ciao
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