giovedì 1 agosto 2013

Alici impanate e fritte

Ci sono immagini che ti fanno spalancare gli occhi, aprire il cuore per l’emozione. L’emozione in breve si trasforma in piacere ed euforia. Questo è quello che ho provato quando ho visto attraccata al molo del Castello Aragonese di Taranto la Nave Scuola Palinuro.


Questo è quello che inaspettatamente ho visto; lo spettacolo al tramonto era incantevole

Sarà che sono sempre stata immersa in tutto ciò che è la Marina Militare, il mio papà mi ha tramandato un amore quasi “filiale” per l’arma, anche solo una divisa mi fa affiorare piacevoli ricordi appartenuti alla mia fanciullezza; sarà che è una bella nave; sarà che mi faccio influenzare dal momento e me lo godo tutto, ma non posso fare a meno di inserire in queste pagine la Nave Scuola Palinuro e un po’ della sua storia. Durante il periodo in cui si è fermata a Taranto hanno dato la possibilità di visitarla, quindi io domenica mattina ne ho approfittato per fare un giro a bordo!


Nave Scuola Palinuro e Castello Aragonese a Taranto


La Nave Palinuro, come da descrizione della nave, posta sul ponte, è una “Nave Goletta”, cioè una nave con tre alberi verticali: trinchetto, maestra e mezzana, più un albero di bompresso sporgente a prora. Sulll’albero di maestra ci sono vele  “quadre” gli altri hanno vele di “taglio” , in tutto ci sono 15 vele.
Lo scafo come gli alberi, anche se danno l’impressione d’essere di legno sono invece in acciaio chiodato. Sotto il ponte di coperta si trovano gli alloggi dell’equipaggio, la cambusa, il locale macchina, l’infermeria. Sopra il ponte di coperta ci sono la plancia di comando, gli alloggi ufficiali e sottufficiali il locale radio e finalmente la cucina (sono incredibili le cucine delle navi, attrezzatissime ma con un odore tipico: non ti sbagli sei su una nave)



Sullo sfondo il Castello Aragonese
Il motto della nave è “faventibus venti”, l’augurio di incontrare sempre venti favorevoli che accompagnino la navigazione.
Il nome è dato dal mitico timoniere della nave di Enea (nell'Eneide di Virgilio), Palinuro. La Polena della nave ritrae Palinuro al timone.
Un po’ di dati, d'accodo pochi, ne ho già scritti troppi, ma vedrete che è bene citarli. La nave è stata varata nei Cantieri Navali di Nantes  nel 1934 con il nome di “Comandant Luis Richard” ed impiegata per la pesca del merluzzo nei banchi di Terranova (insomma era un gran bel peschereccio o come ha detto qualcuno una bella paranza). Nel 1950 fu acquistata dalla Marina Militare che dopo numerosi lavori di trasformazione nei cantieri navali di Castellammare di Stabia e nell'arsenale di La Spezia l’ha fatta diventare la bellezza che è ora: la nave scuola.  È di base nel porto militare di La Spezia.
Oltre che per l’addestramento degli allievi ufficiali e sottufficiali è testimone delle tradizioni marinare della Marina Italiana in tutti i porti a cui attracca.
Merita d’essere menzionata per il trasporto della fiaccola olimpica da Genova a Barcellona nel 1968 e ancora quando trasportò la fiaccola nel 2005 in occasione delle olimpiadi invernale di Torino; le menzioni proseguirebbero ma è meglio che tagli per evitare un eccesso di parole.


Dalla nave un’immagine della Città di Taranto il Ponte Girevole. Si apre ruotando i bracci verso il molo per permettere alle navi più grandi di transitare agevolmente


Non so ancora di preciso quale sia stata la spinta per cui ho collegato la ricetta  delle Alici spinate impanate e fritte; forse il passato di nave da pesca ha colpito la mia immaginazione o, perché oggi in pescheria sono stata attratta da queste belle Alici ben disposte nella loro cassetta . Vederle e immaginare il piatto è stato un’unica cosa.


Alici impanate e fritte



600 gr. Alici piuttosto grosse
1 uovo
6 cucchiai colmi da minestra di farina bianca
2 cucchiai colmi di pangrattato
1 pizzico di sale
Olio per friggere 

Sciacquare le alici e asciugarle dall'eccesso di acqua.
Spinare le  alici togliendo per prima la testa con le dita applicando una decisa pressione, poi, eliminare le interiora e attraverso la pancia far scorrere il pollice  fino alla coda, sempre applicando una leggera pressione fino ad  aprirle a libro; staccare la spina centrale senza rompere la parte opposta ed eliminarla fino alla coda.  Sistemare le alici spinate su un piano ben ordinatamente in modo che non si rompano.
In un piatto fondo, aggiungo il sale all'uovo, sbatto con un forchetta. In un piatto mischio 2 cucchiai di farina con i 2 di pangrattato. La restante farina la pongo in un altro piatto. Passo le alici prima nella farina, poi nell'uovo e poi nella farina e pangrattato.
Pongo in una padella dell’olio di oliva o olio di arachidi, lo porto a temperatura, senza arrivare al punto di fumo, e immergo nell'olio caldo i pesci facendoli dorare da entrambi i lati.
Servo subito con un ricca insalata per contorno. 



La visita è terminata - Ciao Taranto

Alla prossima
Ciao

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