Visualizzazione post con etichetta Uova. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Uova. Mostra tutti i post

domenica 24 maggio 2020

Asparagi con le uova


Come più volte ho detto adoro le verdure; ogni stagione per me è come un’avventura in cucina.
Questa è decisamente il tempo degli asparagi. Pare che non sia solo io ad amarli  tanto da attendere il periodo giusto con impazienza, già i romani ne andavano talmente ghiotti da creare delle imbarcazioni chiamate appunto asparagus, per andarli a raccoglierli. Oltre ad amarli per il loro gusto, li consumavano ben consci di tutte le proprietà benefiche che il loro consumo offriva: sono ricchi di vit. A,B e C, sono diuretici, digestivi, calmanti, e pare che siamo ottimi per allontanare il malumore,  sono poco calorici e sono ricchi di sali minerali. Un unico lato negativo e che non passa proprio inosservato è l’odore penetrante che conferisce alle urine, ma sappiamo da che deriva quindi nessun problema 😏. Dimenticavo è sconsigliato un uso eccessivo a chi ha problemi renali e calcoli 😌.

Asparago deve il suo nome al termine greco aspharagos, che significa germoglio, perché è proprio il germoglio della pianta che viene consumato, quando questo germoglio cresce si trasforma in un rametto legnoso e non più edibile. I miei ricordi vanno alle mie primavere infantili quando andavamo nei boschi vicino al mare a raccogliere i teneri germogli di asparago selvatico, al ritorno a casa era di rigore preparare una frittatona con il frutto del raccolto… a volte era ricco a volte scarno, ma era sempre una bella occasione per gustarli.
Oggi, per la mia ricetta, userò i più comodi asparagi coltivati.
Quando acquistiamo gli asparagi, dobbiamo fare attenzione che presentino le punte turgide, compatte non troppo aperte e naturalmente che non presentino marciumi apicali; anche il gambo deve presentarsi sempre ben turgido senza grinze.
Sia che si usino quelli coltivati o quelli selvatici la prima cosa è dargli una breve cottura in acqua salata. Prima di cuocerli occorre pulirli, con il coltello taglio il gambo dove la parte non è più dura e legnosa, li lavo per togliere eventuale terriccio. Sono pronti per la ricetta.

Asparagi, uova
Asparagi con le uova

giovedì 22 febbraio 2018

Meringhe colorate


Albume, zucchero,

Le uova, un alimento che in casa mia non deve mai mancare; che si parli di salato o di dolce eccole li pronte per essere usate. Indispensabili per un pranzo importante ma risolutive quando il tempo tiranno ci sfugge di mano: un uovo al tegamino risolve ed appaga. Va tutto bene, anzi tutto benissimo ma quando l'uso dell'uovo è parziale? Quando in frigorifero si accumulano albumi e non sai come utilizzarli e ti piange il cuore buttarli, che fai?
Per smaltirne un po' ho preparato un piatto che adoro, i peperoni arrosto con le uova strapazzate. Ne ho consumati un bel po' ma non a sufficienza. In mio aiuto è arrivato il carnevale con i suoi coriandoli colorati. Che centra il carnevale, i coriandoli con gli albumi, mah? Tante belle meringhe colorate! Sparse sul tavolo hanno avuto lo stesso risultato di una manciata di coriandoli.
Fare le meringhe è abbastanza semplice, l'unica cosa che non deve mancare è la pazienza, occorre aspettare circa tre ore affinché secchino bene e diventino leggere e friabili ad una temperatura di 95-100°C.



Albume, zucchero


mercoledì 29 marzo 2017

Scarcelle pasquali

Chiacchierando con un'amica di dolci pasquali mi sono accorta, e se dico con stupore credetemi, di non aver mai inserito nel mio blog, il mio quadernino delle ricette e dei ricordi,  il dolce che da sempre rappresenta, insieme all'uovo, la Pasqua e sopratutto la Pasquetta e le gite fuori porta.
La scarcella è un dolce di pasta frolla all'olio, poi col passare del tempo l'olio in alcune versioni ha ceduto il passo al burro. La pasta con il burro è leggermente più morbida e meno croccante. Se si vuole sostituire l'olio al burro ricordarsi di diminuirlo di circa  20 gr su ogni 100 gr. di burro . Ricordiamoci che l'olio è grasso al 99.9% mentre il burro contiene grasso all'83% e altre sostanze compresa acqua.

Da bambina la scarcella aveva la forma di un panierino intrecciato con un bell'uovo colorato al centro fermato da due cordoncini di pasta, poi con il passare degli anni ai miei bambini ho voluto offrire un grazioso animaletto: un coniglietto dalle lunghe orecchie per il maschietto 










e una colomba per la femminuccia, ognuno con il suo bell'uovo sodo colorato fermato da due stringhe di pasta e  tanti confettini colorati.

È un dolce tradizionale a cui nessun pugliese si esime dal preparare e, se per qualche motivo si fosse impossibilitati a prepararlo, nel periodo pasquale tutti i forni della zona preparano le scarcelle per la gioia dei bambini piccoli e grandi.
Per Pasquetta a Statte si svolge la sagra della scarcella e dei dolci pasquali, un trionfo di dolcezza e di curiosità, alla riscoperta delle tradizioni popolari. Al fine di conservare e tramandare le ricette ed i sapori dei dolci tipici pasquali partecipano all'evento i forni della città, i bambini delle scuole; le mamme, le nonne e le zie sono chiamate a dare la loro collaborazione per rendere speciale questa giornata.
Ed ora la mia scarcella. La ricetta che uso contiene il burro.


Scarcella
1 Kg farina 00
400 gr. zucchero semolato
4 uova grosse
200 gr. burro
50 gr. latte
scorza di limone grattugiata
2 bustine di lievito per dolci
Qualche chicco di uvetta sultanina o chicchi di caffè
Qualche mandorla con la pellicina
Confettini colorati
Coloranti alimentari
6 uova sode

Il giorno prima preparo le uova. Rassodo le uova in acqua salata e acidulata, fredda e mantengo il bollore al minimo per 10 min. Le lascio raffreddare.





Sciolgo il colorante in poca acqua e dipingo le uova fredde. Lascio asciugare e ripasso ancora il colore. 





Le lascio asciugare bene.
Setaccio la farina con il lievito aggiungo il sale e formo una fontana, allargo bene tanto da permettermi di lavorare poi all'interno del cratere formato.


Al centro della fontana sistemo lo zucchero e il burro a tocchetti,  impasto solo questi due ingredienti, fino a formare un piccolo impasto di zucchero e burro


Aggiungo le uova e il latte, amalgamo le uova al panetto di burro e zucchero .


Incomincio a raccogliere la farina dall'esterno e la porto verso l’interno sopra l’impasto di uova incorporandolo con una spatola o con una forchetta fino a quando l’impasto diventa tale da poter essere lavorato con le mani.


Ora lavoro l’impasto delicatamente solo per il tempo necessario ad ottenere una bella palla .


Pongo in frigorifero per un paio d’ore o in congelatore per 5- 10 min non deve congelare ma solo far in modo che il burro si rapprenda.
Ora è pronta per lavorarla.


Divido l'impasto in panetti da 250 gr. Creo le forme di cartoncino e con la forma creo una figura di pasta. Se invece si vuole fare la colomba senza sagoma divido il panetto in due grossi filoni, uno più grande e uno più piccolo. Il più grande sarà il corpo e il più piccolo le ali.  
Sovrappongo incrociando i filoncini e li modello; la testa e per becco e ci metto una mandorla, per gli occhi un chicco di uva passa o un chicco di caffè

Modello ali e coda. Sistemo l'uovo sodo e lo blocco con due cordoncini di pasta.  Incido le ali e la coda e decoro con confettini colorati.

Fare tutto già su carta forno perchè sarà difficoltoso spostare la figura già formata.

Inforno a 180° per 30 min fino a quando saranno ben dorate. 

Alla prossima
Ciao

giovedì 28 luglio 2016

Uova sode: la cosiddetta ricetta non ricetta.





Le uova sode sono un alimento semplice per un pasto veloce e nutriente, da aggiungere allo zaino quando si va in gita... e  molto spesso usate in cucina per preparazioni più elaborate.
Quando si vuole far intendere che in cucina non si è capaci di fare quasi nulla si dice "non sei capace nemmeno di fare un uovo sodo". Questo da ad intendere la facilità della preparazione; ma sapiamo tutti come fare? Ci sono teorie su teorie, ma non voglio impelagarmi ne tediare con cotture astruse che possono essere effettuate solo da chi vuole fare esperimenti.
Cuociamo il nostro uovo, evitando che si rompa e faccia uscire il tutto nell'acqua di cottura.
A cottura ultimata vediamo di sbucciarlo senza ridurlo a un ammasso informe che ricorda vagamente l'uovo che sarebbe stato.
Procediamo.
Si raccomanda sempre di usare uova non fredde di frigo, ma, se come spesso accade,  ce ne ricordiamo all'ultimo minuto? Niete paura possiamo fare ancora le nostre uova sode.

Preparo 4 uova sode.
In un pentolino, che le contenga comodamente,  metto acqua fredda in modo che ricopra appena le uova, aggiungo le uova, ed ora posso anche valutare se l'acqua è troppa o poca. Preferisco aggiungerle con l'acqua già presente così che non sbattano tra di loro quando aggiungo l'acqua.
Prima di mettere il pentolino sul fuoco aggiungo un cucchiaino colmo di sale. Il sale serve a bloccare eventuali  piccole rotture del guscio e permette all'albume di coagularsi velocemente, senza così fuoriuscite immangiabili. Se si teme che l'irreparabile succeda ugualmente e che il guscio si rompa, aggiungere un paio di cucchiai di aceto, questo permetterà alle proteine dell'albume di coagularsi ancora più in fretta.
A questo punto dovremmo essere a posto.
Da quando inizia a bollire calcolo 10 min. a fiamma dolce; evito di far sbattere le uova contro le pareti o tra di loro, sempre per evitare le rotture.
Cotte, con un cucchiaio o un ramaiolo tolgo le uova dall'acqua bollente e le passo in acqua fredda per fermare la cottura.
Ora arriva la parte divertente che ho scoperto da poco grazie al forum di Coquinaria.
Come sbucciare le uova senza romperle.



In un bicchiere o un barattolo di vetro metto 2 dita d'acqua fredda, aggiungo l'uovo sodo. 





Tappo con una mano e sbatto per pochi secondi;  mi raccomando non troppo forte altrimenti distruggiamo l'uovo! 





Il guscio si sarà rotto, si sbuccerà molto facilmente.









Ci sono cose che fanno divertire ed è piacevole condividerle.








Alla prossima

Ciao

mercoledì 30 settembre 2015

Polpette d'uova






  Un simpatico e  davvero delizioso modo per riciclare il pane ormai secco sono le polpette di pane o più precisamente le polpette d'uova. Un piatto molto apprezzato in Puglia;  aggiunte al sugo di pomodoro lo insaporiscono per condire con più gusto un buon piatto di pasta.
Questa ricetta, insegnatami da mia suocera, prevede l'utilizzo del pane secco grattugiato e amalgamato alle uova per poi essere tuffato in olio caldo. Sono ottimi così appena cotti, ancora ben caldi oppure, ricotti in abbondante sugo di pomodoro e basilico per condire spaghetti o orecchiette, naturalmente tutto poi ricoperto da una generosa grattugiata di cacio ricotta.
Ricordo che da piccolina ogni volta che il pane doveva essere buttato, perchè purtroppo ammuffito,  le nonne lo baciavano per farsi perdonare il gesto quasi sacrilego del buttarlo. Oggi sempre più sovente il pane senza alcun rimorso lo si butta, ma quanto sarebbe bello poterlo utilizzare per ottenere una nuova pietanza e ridargli cosi una nuova vita.
Questa è una delle tante ricette che la tradizione ci tramanda per riciclare uno dei prodotti più amati e rispettati: il pane.
Pane e uova
Polpette di uova al sugo

venerdì 24 aprile 2015

Crespelle o più conosciute Crepes

Adoro queste piccole cialde, elastiche e morbide. Sono un passepartout per ripieni dolci e salati. Le più rinomate sono le crepes Suzette, intrise di salsa d'arance e fiammeggiate con il Grand Marnier, liquore dal tipico sapore d'arancia. La memoria corre a quando, io ancora bambina, in un bellissimo ristorante assaggio per la prima volta una crepes Suzette, preparata dal Metre; presso il nostro tavolo armeggia con un fornelletto cuoce e infiamma, me la serve caldissima; l'emozione delle fiamme che si sprigionavano da quel pentolino in rame lucido ancora mi emoziona. Confesso mi è piaciuta più la preparazione della crepe, per me era troppo dolce, ma è una esperienza che una bimba non dimentica, e credo nemmeno mio padre che non riusciva a contenere il mio entusiasmo per ciò che avevo appena vissuto.
Più consono ai miei gusti è un piatto di crespelle con ripieno salato e ripassate in forno; sono una delizia che difficilmente si riesce a non apprezzare. Importante: non devono essere spesse, tanto da prevalere sul ripieno, ma non devono rompersi. La ricetta è davvero semplice, pochi ingredienti ma sta all'abilità di chi le prepara ottenerle sottili, tonde ed elastiche; occorre solo farina, uova e latte, un briciolo di zucchero se le si vuole dolci e le jeux sont fait. 
Questa è la ricetta che uso da sempre per le mie crepes, prima con farina 00 ora con mix di farine senza glutine, ma sempre ottime.




martedì 31 marzo 2015

Taralli con le uova glassati g.f.

Dopo aver presentato i taralli con le uova glassati, così come vuole la tradizione ora presento la mia rivisitazione senza glutine. Si, non potevo far trascorrere le festività senza almeno provare a realizzare qualcosa che li ricordasse. A volte ci vuole un briciolo di fortuna, e questa volta la Fortuna, proprio con la F maiuscola è stata dalla mia parte. Ho prodotto dei stupendi taralli che non hanno nulla da invidiare ai fratelli con il glutine, stessa consistenza e stessa friabilità, stesso delizioso sapore con il cioccolato.
Il procedimento è praticamente lo stesso di quelli con il glutine, solamente la pasta è molto più lavorabile, (sembra strano vero?), non dovendo far formare il glutine non è stato necessario impastare e lavorare così a lungo come prevedeva la ricetta originale. Ho solo cambiato la farina usando la farina per pasta fresca della Nutri Free. Come liquore ho usato del rum perchè il liquore all'anice senza glutine non sono riuscita a trovarlo. Naturalmente come prova ho usato una dose ridotta ottenendo 6 taralli, e riporto in ricetta le dosi usate.



domenica 29 marzo 2015

Taralli con le uova glassati

Alcune ricette tradizionali, da sempre nella mia famiglia, tramandate da madre a figlia, purtroppo non posso più usarle nella loro integrità; ma non per questo le voglio rinnegare. Mi hanno servito fino a qualche mese fa, portando onore e prestigio alla mia tavola. Pertanto ritengo che debbano fare parte di questa mia raccolta di ricette anche se personalmente le dovrò trascurare; ciò non significa che le dimenticherò, anzi ho già provveduto a curare la loro riproduzione con farine tali da non nuocere alla salute. 
A me è sembrato strano, ma c'è qualcuno che mi segue, e, che mi ha chiesto di scrivere gli ingredienti e il procedimento di alcune di queste ricette tradizionali dicendomi "va bene, non le puoi più preparare ma almeno scrivici la ricetta ed il procedimento" ed eccomi qui pronta.
Ho gia presentato le cartellate natalizie, le pettole della vigilia ed  ora ecco i taralli con le uova ricopreti di glassa per la Pasqua.
La preparazione dei taralli è piuttosto lunga, occorrono circa 2 giorni perchè tra un passaggio e l'altro occorre un tempo di riposo ed asciugatura di almeno 12 ore. Ho sempre ammirato le signore che impastavano a mano; è un lavoro impegnativo e faticoso perchè la pasta va lavorata energicamente e a lungo fino ad ottenere in impasto abbastanza compatto, elastico e setoso.
Per tradizione si uniscono tanti pizzichi di sale quante sono le uova, onestamente il motivo per cui ad uovo occorra un pizzico di sale non lo conosco e nemmeno mia suocera, da cui deriva la ricetta, me lo ha saputo spiegare.
Mangiare i taralli, con o senza, glassa accompagnati dal cioccolato delle uova pasquali è una sensazione fantastica, non finirei mai di mangiarne. 


lunedì 23 marzo 2015

Carciofi ripieni di uova

Stamani al mercato c'era una bancarella piena di splendidi carciofi ; non ho resistito: ne ho comperato un fascio. Mentre tornavo a casa molte ricette mi sono venute in mente ma quella che più mi stuzzicava il palato era carciofi ripieni di uova.
Una piccola curiosità proprio a proposito del gusto del carciofo. Pare che gli italiani apprezzino molto il gusto amaro. Senza questa predilezione per l'amaro forse il carciofo non avrebbe avuto il successo che ancor oggi vanta in Italia.
I carciofi ripieni hanno numerosi ripieni io oggi preparo quello che di solito uso per fare la "frittata", quella alta e corposa che assorbe tutti i sapori degli ingredienti che le fanno da corona. Pertanto ogni cosa che verrà aggiunta,  sia nel ripieno stesso che nel brodo di cottura andrà ad insaporire tutto il carciofo.
Questa ricetta prevede una doppia cottura, prima sul fuoco e poi in forno a gratinare


venerdì 1 agosto 2014

Stracciatella di uova in brodo di pollo




Castellaneta marina - Foce del fiume Lato. Nel volgere di 5 minuti il cielo si e riempito di nuvole scure promettenti pioggia.

L'estate che stiamo vivendo è decisamente strana, si passa repentinamente da un caldo sole estivo a un cielo plumbeo con temperature decisamente autunnali. Il desiderio di mare è poco pressante e a volte mi capita di desiderare, al posto di un fresco gelato, qualcosa di decisamente più caldo.
Temperatura fresca, un vento insistente di tramontana e una vaschetta di brodo di pollo congelato: un tris perfetto per coccolarci con una buona stracciatella di uova.
Che dire, è il piatto che mi ricorda una deliziosa vacanza a Rimini; un piatto che mi ha da sempre corroborata senza appesantirmi; un piatto sopratutto che si prepara in un batter d'occhio quando, d'inverno,  la sera torni a casa stanca ed infreddolita.


Ciotola di profumata e calda stracciatella in brodo di pollo

Stracciatella di uova in brodo di pollo (4p)
4  uova grandi
4 cucchiai di parmigiano grattugiato
4 cucchiai di pangrattato
1 pizzico di sale
1 grattata di noce moscata
poco prezzemolo tritato
1 grattugiata di buccia di limone
1,5 l. di brodo caldo


Scaldo fino a portare a bollore il brodo.


Pastella da aggiungere al brodo


In una ciotola rompo le uova, unisco il parmigiano, il pangrattato, il sale, la noce moscata, il prezzemolo e il limone grattugiato; con una frusta o con una forchetta mischio bene il tutto fino ad ottenere una pastella fluida.


Cottura della stracciatella


Appena il brodo è pronto verso a filo l'impasto nel brodo, rompo il coagulo formatosi  con la frusta (o con la forchetta) in modo da ottenere dei piccoli pezzi di composto nel brodo.
Lascio cuocere per 2-3 min. e servo.

Con il brodo già pronto è davvero rapidissimo e molto buono.

Alla prossima

Ciao

martedì 3 giugno 2014

Mozzarella in carrozza

È un modo di dire piuttosto diffuso:”È fritto, allora è buono”.

La frittura dei cibi è un metodo di cottura veramente antico; ne parlava già Plinio nella sua ricetta di uova fritte nell’olio, tanto tempo fa.

La frittura, sicuramente è molto buona e grazie alla crosticina che si forma in cottura, croccante e profumata è davvero irresistibile.  Come per tutte le cose buone, quelle, per intenderci, che ci fanno venire l'acquolina in bocca, anche la frittura  non è proprio salutistica, è perciò da limitare a sporadiche occasioni: quindi quando lo facciamo, facciamolo bene e gustiamocelo.

Come fare per avere un buon fritto? A quali precauzioni è conveniente attenersi? Quale olio conviene usare? E per quante volte? Sono tante le domande a cui occorre dare una risposta per far si che un buon piatto di frittura ci delizi il palato e ci faccia il minor male possibile.
Per fare un buon fritto è necessario scegliere un buon olio che riesca a sopportare alte temperature, deve avere un punto di fumo elevato come l'olio di semi di arachide. Se vogliamo friggere con grassi animali (come da tradizioni di alcune regioni) è da preferire lo strutto raffinato; sia l'olio di semi di arachide che lo strutto  hanno un punto di fumo di 210°. L'olio di oliva extravergine, sebbene abbia un gusto molto buono e profumato, in frittura sembra non esser il massimo perché ha un punto di fumo basso: circa 180/190. Poi è da ricordare che quando si produce l'olio di oliva si cerca di lavorarlo a basse temperature per conservare al meglio le sue caratteristiche, se lo si usa per friggere tutto viene perso. Meglio usare un buon olio extravergine a crudo o per cotture a basse temperature.
La temperatura tipica di una frittura è di circa 180 °C. Se friggiamo a temperature più basse il cibo si impregna di olio mentre a temperature più alte rischia di bruciare velocemente; sarebbe ideale usare, almeno per le prime volte, fino a quando non si prende la mano, un buon termometro da cucina. Naturalmente ci sono ricette che prevedono temperature più alte di 180° e altre che ne prevedono di più basse, ma in quei casi viene sempre precisato in ricetta.
La frittura va fatta in olio profondo e sarebbe ideale non riutilizzare l'olio per altre fritture.
Io per le fritture salate, uso l'olio di semi di arachidi, ma ci aggiungo un pochino, giusto per profumarlo di olio di oliva. Per le fritture dolci invece preferisco il sapore più neutro dell'olio di semi di arachide.

I cibi da friggere vanno ricoperti con una pastella, o con farina, o con pangrattato  in modo tale da far formare una crosta croccante superficiale, salati se occorre e consumati immediatamente, perché l'umidità interna tenderà ad inumidire la crosticina croccante esterna rendendo il fritto morbido.

Dopo tutte queste belle parole ecco finalmente la ricetta, la adoro. Rompere il pane, vedere filare la mozzarella e addentarla ancora calda calda; cosa c'è di più invitante?

Fila, fila, fila, Calda e fragrante, una vera delizia

domenica 29 settembre 2013

Cotoletta impanata



La cotoletta impanata, fin troppo nota ed apprezzata. Sarà per la croccante panatura che occulta alla vista la fetta di carne poco amata dai piccoli: sarà il profumino del pane fritto; sarà perché, proprio perché è fritta non è bene mangiarla spesso e quindi quando capita è meglio festeggiare; ci sono tanti sarà ma concludendo quando c’è lei in tavola sono tutti d’accordo (lo dico sottovoce, anche chi di solito non mangia perché “non potrei”)  

Una nota di viaggio: durante una vacanza in Germania ho trovato, in una rosticceria, una sorella della cotoletta, la schnitzel. Immaginate la mia sorpresa nel vedere anche li una specialità italiana, per poi scoprire che arrivavo in ritardo: la diatriba tra la cotoletta milanese e la schnitzel viennese dura da tanto tempo: chi è nata prima? Altra cosa che ho scoperto e che mi ha divertita: nel medioevo si credeva che l’oro avesse proprietà benefiche per le malattie di cuore, quindi chi poteva permetterselo usava la costosissima polvere di oro sulle pietanze; i milanesi che amavano impanare sostituirono il prezioso metallo con il pane secco grattugiato che friggendo assumeva il caratteristico colore dorato.


I miei ricordi vanno all’infanzia quando mia madre portava in tavola la tradizionale cotoletta milanese con tanto di osso che ci permetteva di impugnarla e rosicchiarla fino alla fine. Usava una costoletta di vitello che passava nell’uovo salato e poi nel pangrattato, assestando il tutto bene in modo da non perdere la panatura durante la cottura, che avveniva in burro biondo. Il burro, che rimaneva nella padella veniva versato sulla cotoletta. Sono ricordi molto piacevoli di un tempo ormai lontano; oggi in luoghi diversi e tradizioni diverse anche la mia cotoletta impanata ha cambiato look. Uso di preferenza carni di tacchino o di cavallo e friggo in olio di oliva. Entrambe le versioni sono ottime ma con caratteristiche decisamente diverse e assolutamente non confondibili.

Qui propongo quella che ormai cucino sempre: fette non troppo sottili senza osso e fritte in olio di oliva, risulta una cotoletta morbida internamente ma croccante esternamente.


Cotoletta impanata (4p)
4 fette di tacchino
2-3 uova a seconda delle necessità
Pangrattato*
2 cucchiai di farina di mais precotta per polenta fioretto*
olio di oliva (o olio di semi di arachidi)
sale
 

giovedì 22 agosto 2013

Crema pasticcera

Crema pasticcera



















Anche la crema pasticcera è da inserirsi nelle preparazioni di base. Non ne esiste una sola ricetta, si potrebbe quasi dire, senza esagerare, che ogni famiglia ha la sua. Io proporrò quella che regolarmente uso per la preparazione dei miei dolci.





La crema pasticcera è una base in quanto oltre a poter essere utilizzata così in purezza (anche affondandoci il cucchiaino e gustandola così), può servire da supporto per accogliere altri ingredienti come cioccolato, pasta di nocciole o pistacchi, gocce di cioccolato o canditi, ma la più nota è l’aggiunta di panna montata, da tutti conosciuta – in Italia – come crema Chantilly (ma più correttamente crema diplomatica) da non confonderla con la sorella francese fatta esclusivamente con panna montata e zucchero a velo in proporzione di 5 a 1 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...